Santo patrono del paese, celebrato il 7 gennaio come da calendario, mentre la festa popolare cade la terza domenica del mese.
Prete e martire del IV sec., gloria e decoro del clero d'Antiochia. Studiò le Sacre Scritture e appprofondì l'esercizio della virtù sotto la guida dell'aurero maestro macario. Ad Antiochia Lusciano, si recò quando venne ordinato sacerdote e sul modello del maestro vi aprì una scuola di esegesi, cioè dello studio e commento delle Scritture, dedicandosi aduna nuova traduzione della Bibbia. La traduzione della Bibbia, compiuta da Luciano e ancora ben nota agli studiosi, venne apprezzata da San Girolamo, che la usò per la versione latina della sua "Volgarità".
L'Oriente greco, poi, ebbe quel testo come fondamentale. E poichè l'Oriente è sempre stato fecondo di eresie molti eretici di riferirono alle Scritture di Luciano dicendosi suoi scolari. San Luciano fu perseguitato e ucciso dall'imperatore Massimino nel 311, prima che fosse emanato il decreto di Costantino sulla libertà di culto.
A Lusciano il suo culto fu sentito sin dal 1662, cioè quattro anni prima che il suo teschio fosse portato nel paese. La reliquia (caput S.Luciani) fu portata in paese da Roma nel 1666 e lì innalzata una cappella.
La fede dei Luscianesi nei confronti del martire è incondizionata, lo si invoca, infatti, nei periodi di ansia prodotta dalla malattia di un proprio caro, dal terremoto, dalla guerra, da un incidente, dal terrorismo, dalla violenza in genere. | |